""Italian International School "Enrico Mattei"""

(Paritaria D.M. 267/3633 del 19/04/2004 e D.M. 3687 del 15/06/2012) Scuola dell’Infanzia-Primaria-Secondaria di I grado-Liceo Linguistico

Il laboratorio di ceramica: modellare e cuocere l'argilla

Quando un bambino affonda le mani in un blocco di argilla umida, qualcosa di antico si risveglia: la stessa gestualità che l'essere umano pratica da millenni per costruire recipienti, statue e oggetti simbolici. Portare questa esperienza dentro un percorso scolastico significa trasformare l'aula in un luogo di scoperta, dove il gesto, la materia e la pazienza diventano strumenti educativi.

In un contesto internazionale come quello della scuola italiana a Lagos, dove l'italiano convive con l'inglese fin dalla prima infanzia, un laboratorio dedicato alla ceramica rappresenta un ponte culturale fra tradizione mediterranea e sensibilità africane, offrendo ai ragazzi un'occasione concreta per lavorare con un materiale vivo, capace di cambiare forma ascoltando le loro mani.

Le basi del laboratorio di ceramica

Un laboratorio ben organizzato ruota intorno a pochi materiali fondamentali: l'argilla, naturalmente, ma anche acqua, strumenti per modellare e un forno capace di raggiungere temperature elevate. Nella maggior parte delle scuole si utilizza argilla rossa o grigia, facilmente reperibile, che si presta sia al lavoro manuale dei più piccoli sia alla tornitura per i ragazzi più grandi.

Accanto alla materia prima occorre predisporre un ambiente ordinato e sicuro: tavoli lavabili, panni umidi per mantenere l'argilla morbida durante la lavorazione, stuoini assorbenti e contenitori chiusi per la conservazione dei pezzi non ancora cotti. La disposizione degli strumenti, ciascuno al proprio posto, insegna fin da subito un metodo che è anche disciplina.

Tecniche di modellazione

Le tecniche di base si apprendono rapidamente, anche se ciascuna richiede poi ore di pratica per essere davvero padroneggiata. La modellazione a mano libera, detta anche a pinch, è la più immediata: si parte da una pallina di argilla e la si lavora pizzicandola tra pollice e indice per ottenere piccole forme cave.

A questa si affiancano la tecnica del colombino, che impiega cordoncini di argilla arrotolati e sovrapposti, e quella della lastra, ottenuta stendendo l'argilla con un matterello e tagliandola con stampi o lame. Per i più grandi il tornio introduce un passaggio ulteriore: imparare a coordinare mani e piedi, con il fango che risponde alla pressione in modo inaspettato e affascinante.

Essiccazione e prima cottura

Una volta modellato, il pezzo non può essere cotto subito: deve perdere lentamente l'acqua contenuta al suo interno. L'essiccazione avviene in un ambiente ventilato, coperto da teli leggeri per evitare crepe, e dura dai tre ai sette giorni a seconda dello spessore e dell'umidità ambientale.

Segue la prima cottura, chiamata anche biscottatura, che avviene in forno a temperature comprese tra 900 e 1000 gradi. In questa fase l'argilla si trasforma: da morbida e idratata diventa solida, leggera e sonora. Solo dopo la biscottatura il manufatto è pronto per accogliere lo smalto, una sorta di rivestimento vetroso che ne definisce colore e brillantezza finale.

Smaltatura e seconda cottura

L'applicazione dello smalto è uno dei momenti più delicati: si può stendere a pennello, immergere o spruzzare, e ogni tecnica restituisce un risultato diverso. È una fase in cui i ragazzi imparano il concetto di copertura e lo spessore, scoprendo che troppa acqua nello smalto lo rende fluido e inefficace, mentre troppo poco lo lascia denso e difficile da stendere.

Dopo la smaltatura il pezzo torna in forno per la seconda cottura, detta appunto di smaltatura, che fissa il rivestimento alla superficie ceramica. Si ottiene così un oggetto impermeabile, lavabile e adatto all'uso quotidiano, pronto per essere ammirato nella sua forma definitiva.

La ceramica nel percorso formativo

Lavorare l'argilla è prima di tutto un esercizio artistico, con effetti che vanno ben oltre la manualità: coinvolge concentrazione, memoria procedurale e capacità di pianificazione. I ragazzi che frequentano un laboratorio di questo tipo sviluppano gradualmente la manualità fine, utile anche nella scrittura, e imparano ad accettare l'imprevisto, perché un pezzo può creparsi in cottura o stortarsi nella presa.

L'aspetto culturale non è meno importante. La tradizione ceramica mediterranea, da Deruta a Caltagirone, e quella africana, dai popoli Nok ai villaggi del Burkina Faso, offrono riferimenti da cui trarre ispirazione per progetti tematici che mettono in dialogo le origini italiane con il contesto nigeriano.

Spazi, strumenti e figure guida

Un laboratorio scolastico efficiente ha bisogno di figure dedicate, che uniscono competenza tecnica e sensibilità educativa. L'insegnante di ceramica accompagna i gruppi nelle diverse fasi, adattando il ritmo alle età e proponendo esercizi graduati: da una semplice ciotola fino a un oggetto più articolato come un piccolo rilievo o una scultura astratta.

Gli spazi dedicati possono essere riadattati con modularità: un'aula d'arte con lavandino e forno per le fasi umide, oppure uno spazio aperto coperto per la modellazione, lasciando il forno vero e proprio in un locale separato per ragioni di sicurezza. Per le famiglie che desiderano ampliare l'offerta anche fuori dall'orario curricolare esistono percorsi modulari per apprendisti che affiancano le attività manuali a una formazione più ampia.

Alla fine di un ciclo i pezzi realizzati diventano piccoli manufatti che i ragazzi portano a casa: segni concreti del tempo trascorso a imparare prima fra le mani e poi nel forno, una pratica antica che continua a insegnare a guardare il mondo con attenzione e a dare forma alle proprie idee.